EVENTO RARO SUL MEDITERRANEO: IL CICLONE HA ASSUNTO LE FORME SIMILI AI CICLONI TROPICALI
Un fenomeno raro sul mar Mediterraneo. Il ciclone che ha colpito la Campania con forti venti di Grecale tra giovedì e venerdì (16o km/h le raffiche su alcune zone), scendendo verso Sud si è rinforzato notevolmente colpendo la Sicilia e ha assunto caratteristiche simili ai cicloni tropicali. Attualmente sta procedendo verso il basso Mediterraneo con venti di tempesta e mare in burrasca. Ecco l'ultima immagine delle ore 12 del 30.10.2016

INFORMAZIONI SU QUESTI FENOMENI

Morfologia dei cicloni mediterranei
I veri e propri cicloni mediterranei, detti anche TLC (Tropical Like Cyclones ovvero Cicloni di tipo tropicale) sono in tutto e per tutto simili a quelli delle zone tropicali. Si caratterizzano morfologicamente per una struttura a spirale delle nubi con occhio molto ben delineato e persistente, circondato da una muraglia di nubi torreggianti e con moti di aria calda discendente all'interno. Il vento supera, almeno in prossimità di questa muraglia, i 135 km/h e sono presenti violenti, persistenti ed abbondanti piogge a prevalente carattere temporalesco e di rovescio (intensità massima di 500 mm/h). Il diametro massimo dei cicloni mediterranei è di 200-400 km. La durata temporale è molto variabile ma in genere è limitata a 1 o 2 giorni (molto spesso tali fenomeni durano solo poche ore; Reale ed Atlas 2001). Nell'unico caso in cui è stato possibile misurare la pressione nei pressi del minimo (quello del 16 gennaio 1995) grazie ad una nave meteorologica tedesca, la Meteor che si trovava nei pressi della tempesta, è stato di 975 hPa.

Genesi dei cicloni mediterranei
La loro origine, come quella degli uragani tropicali, è da ricercarsi nell'eccesso di energia termica accumulata sopra il mare (in questo caso il mar Mediterraneo). Tale energia viene trasformata rapidamente in energia cinetica, ovvero in un intenso moto vorticoso dell'aria, con minima dispersione in moti traslazionali essendo una struttura quasi isolata. Il periodo dell'anno in cui si possono verificare è quello in cui la temperatura superficiale del mar Mediterraneo è più alta (intorno ai 26°C), condizione che si verifica normalmente tra agosto e settembre sullo Ionio, sul basso Tirreno, sul canale di Sicilia, sul mar Libico, sul mar di Sardegna e sull'Adriatico centrale, ma possono formarsi comunque tra luglio e gennaio se ci sono altre condizioni favorevoli. Condizione necessaria per la loro nascita è la presenza di aria molto calda e prossima alla saturazione nei bassi strati sopra la superficie del mare.

Per innescare però la liberazione dell'energia in eccesso è necessaria la formazione di un'area di convergenza nei bassi strati che determini la nascita di moti ascensionali e quindi di una piccola depressione al suolo.
Tale situazione si può presentare per i seguenti motivi:
a) presenza di un vortice isolato in quota (cut off)
b) passaggio di un ramo del getto polare in quota
c) presenza di un gradiente termico verticale fortemente superadiabatico in prossimità del suolo o negli strati prossimi ad esso (diminuzione della temperatura superiore ad 1°C ogni 100 metri fino ad una quota di circa 1000 metri)
d) presenza di un'area di discontinuità frontale quasi stazionaria al livello del mare L'ascesa dell'aria, se non ostacolata da alte pressioni dinamiche con moti discendenti, causa il raffreddamento per espansione adiabatica e quindi la condensazione del vapore d'acqua in essa contenuto, ma la condensazione libera il calore latente di evaporazione che è il calore che l'acqua aveva assorbito in precedenza per evaporare, prendendolo dall'energia solare; questo calore si aggiunge al calore già presente nell'aria calda e determina un'ulteriore ascesa dell'aria che continua finchè viene raggiunto il livello di congelamento, dove si libera ulteriore calore latente di fusione e così il meccanismo si autoalimenta.
Tutto ciò se il rifornimento di vapore continua (persistenza sul mare) e se persistono le condizioni che favoriscono l'ascesa dell'aria causa la formazione di un vortice grazie alla ben nota forza di Coriolis (forza deviante): a questo punto il vortice funziona come una pompa aspirante che continua a risucchiare vapore e calore dal mare; intensificandosi sempre più, la pressione precipita a valori molto bassi (difficilmente misurabili) ed il vento raggiunge le intensità massime.
Ora descriveremo le varie fasi dello sviluppo di un ciclone mediterraneo seguendo la simulazione condotta da alcuni ricercatori (Kuo, Guo & Reed 2001) su un caso realmente accaduto (quello del TLC del 23 gennaio 1982). La simulazione ha preso in esame il campo termico e dei venti alla quota isobarica di 925 hPa (circa 1100 metri di altezza).
Ecco le principali fasi di sviluppo di un ciclone mediterraneo:
1) si crea un'onda termica, con un settore caldo ben definito localizzato nel settore sudorientale della depressione al suolo; i venti sono deboli
2) non appena il processo convettivo ha inizio, l'aria calda ed umida viene aspirata verso l'alto finchè del precedente settore caldo rimangono poco tracce; i venti iniziano ad intensificarsi attorno al minimo di pressione al suolo
3) non appena il ciclone comincia a svilupparsi ed accrescersi si crea un "cuore" (core) con aria calda e più secca di quella circostante; i venti raggiungono la loro massima intensità
4) dopo circa 37 ore dalla formazione del ciclone al suolo il "cuore" ha temperature di 6-8°C superiori a quella della circostante aria fredda che di solito si trova nel settore nordoccidentale del TLC.
Tale struttura è simile a quella osservata negli uragani ed essa si estende fin verso i 400 hPa (circa 7000 metri).